La notte era ancora giovane. Lui si accese la quarta sigaretta e la guardò negli occhi.
L'aria era frizzante come non mai e per lui ogni lieve sospiro del vento era segnale di un nuovo brivido, come se mille piccole dita fredde gli accarezzassero tutte insieme il corpo bruciante di eccitazione.
No, non gli era bastato. La riguardò, cercando di indagare sul misterioso sorriso di lei.
Stava forse ripensando ai momenti precedenti? Quando se ne stavano entrambi avvinghiati in quell'angolo di mondo dimenticato da ogni forma di vita?
Eccetto il vento, ovviamente. Il vento c'era sempre, lo accompagnava nelle sue notti di passione nei sobborghi di quella che le persone normali chiamano vita. Era lì che l'aveva conosciuta, anche lei, come lui, una tra i tanti prigionieri di quel mondo gelido. L'aveva desiderata fin dal primo istante. I loro sguardi si erano incrociati per caso e come una raffica di vento l’aveva stretta a sé in una morsa di passione.
Lei lo fissava negli occhi, ma non si leggeva nessuna forma di piacere nel suo sguardo. Probabilmente quella notte non doveva essere la sua prima volta. Lui lo poteva intuire dal molleggiare inerte e senza vita del corpo di lei ai colpi pelvici che le assestava; pareva come se avesse ripetuto il medesimo noioso copione così tante volte da esserne esausta.
Ma a lui non interessava. Sentiva di doverla avere, quello era l’importante. Come se gli fosse stato suggerito dal vento, che ora infuriava in mezzo a loro. Pareva incitarlo nei suoi gesti, accompagnarlo nei movimenti come un burattinaio invisibile. Lui la stringeva tra le braccia e le passava le mani sui piccoli seni rotondi, le strizzava i capezzoli induriti più dal freddo che dall'eccitazione. Che strano sguardo, bella. Potresti almeno fingere.
Finì tutto troppo presto, in una feroce scarica umida.
Lei adesso stava distesa nuda sull’asfalto freddo con gli occhi sbarrati . Lui si era tirato su la lampo e fumava nel silenzio della notte. Non una parola. Se l’aspettava meglio quella scopata, non c’è che dire.
Sì, La notte è ancora giovane. C’è molto altro da fare...
Le lanciò un’ultima occhiata. In fondo, non aveva neanche un bel sorriso...
Si strinse nel cappotto e se ne andò, accompagnato dal vento, come due vecchi compari.
La lasciarono lì,con un timido rivolo di sangue che le colava dalle orecchie, a fissare il vuoto nel freddo immobile.
L'aria era frizzante come non mai e per lui ogni lieve sospiro del vento era segnale di un nuovo brivido, come se mille piccole dita fredde gli accarezzassero tutte insieme il corpo bruciante di eccitazione.
No, non gli era bastato. La riguardò, cercando di indagare sul misterioso sorriso di lei.
Stava forse ripensando ai momenti precedenti? Quando se ne stavano entrambi avvinghiati in quell'angolo di mondo dimenticato da ogni forma di vita?
Eccetto il vento, ovviamente. Il vento c'era sempre, lo accompagnava nelle sue notti di passione nei sobborghi di quella che le persone normali chiamano vita. Era lì che l'aveva conosciuta, anche lei, come lui, una tra i tanti prigionieri di quel mondo gelido. L'aveva desiderata fin dal primo istante. I loro sguardi si erano incrociati per caso e come una raffica di vento l’aveva stretta a sé in una morsa di passione.
Lei lo fissava negli occhi, ma non si leggeva nessuna forma di piacere nel suo sguardo. Probabilmente quella notte non doveva essere la sua prima volta. Lui lo poteva intuire dal molleggiare inerte e senza vita del corpo di lei ai colpi pelvici che le assestava; pareva come se avesse ripetuto il medesimo noioso copione così tante volte da esserne esausta.
Ma a lui non interessava. Sentiva di doverla avere, quello era l’importante. Come se gli fosse stato suggerito dal vento, che ora infuriava in mezzo a loro. Pareva incitarlo nei suoi gesti, accompagnarlo nei movimenti come un burattinaio invisibile. Lui la stringeva tra le braccia e le passava le mani sui piccoli seni rotondi, le strizzava i capezzoli induriti più dal freddo che dall'eccitazione. Che strano sguardo, bella. Potresti almeno fingere.
Finì tutto troppo presto, in una feroce scarica umida.
Lei adesso stava distesa nuda sull’asfalto freddo con gli occhi sbarrati . Lui si era tirato su la lampo e fumava nel silenzio della notte. Non una parola. Se l’aspettava meglio quella scopata, non c’è che dire.
Sì, La notte è ancora giovane. C’è molto altro da fare...
Le lanciò un’ultima occhiata. In fondo, non aveva neanche un bel sorriso...
Si strinse nel cappotto e se ne andò, accompagnato dal vento, come due vecchi compari.
La lasciarono lì,con un timido rivolo di sangue che le colava dalle orecchie, a fissare il vuoto nel freddo immobile.
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