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mercoledì 19 marzo 2008
giovedì 13 marzo 2008
martedì 11 marzo 2008
Il Party
La città di V. vantava, tra gli altri, un quartiere residenziale prestigioso, il S. A., composto da numerose ville con piscina, appartamenti sulla spiaggia e casette a schiera a pochi passi dal capolinea della metropolitana. Zero inquinamento, zero criminalità. Il paradiso delle famiglie, recitava un depliant immobiliare.
Gli abitanti del quartiere, che tra loro si chiamavano quasi tutti carissimo e carissima, erano per lo più tipi da barbecue in giardino e cenette sotto il portico.
Tranne la famiglia M. Loro si che amavano far le cose in grande. Il loro villotto in fondo alla strada brulicava spesso di invitati in abito da sera. Come in questo momento: un carnevale di visoni, vigogna e rolex, flash di nivei smalti dentali e surreali risate composte. La padrona di casa aveva telefonato al servizio di catering due settimane prima per organizzare quello che nel quartiere si vociferava sarebbe stato un evento senza precedenti, informazione che la donna stessa aveva sottilmente fatto diffondere attraverso il discreto sistema del passaparola di quartiere. Erano venuti tutti, gli amici stretti e i vicini di casa, la maggioranza dei quali apparteneva ad entrambe le categorie. La servitù, come adoravano chiamare i signori M. i loro collaboratori domestici, gran parte sudamericani, stava aiutando gli invitati a svestirsi e li accoglieva con flûtes colmi di Moët & Chandon.
Mia cara, grazie di essere venuta...E il suo ragazzo come sta? Studia all’estero ora...cincillà, naturalmente...la tua berlina è un amore...turbodiesel?...Enchantée!...club della vela...mia cognata è presidentessa della società...oh, grazie, è la nuova dieta...guarda, indossa lo stesso Mattiolo dell’anno scorso...dell’altro Rothschild, grazie...
I vassoi delle tartine erano continuamente riempiti da una rapida e invisibile cameriera mulatta, il vassoio con i frutti di mare languiva semivuoto ad un lato della tavola.
....dico sul serio...alle Mauritius?...grazie, mio caro...le sue quotazioni sono scese...incantevole, non trovi?...(risata cristallina)...adorabilissimo questo moulinè.
Il padrone e la padrona di casa si scostarono con maestria e discrezione dai loro interlocutori e si ritrovarono fianco a fianco. Un rapido sguardo d’intesa e l’uomo fece tintinnare un campanellino d‘argento in aria, al suono del quale tutti gli ospiti si zittirono. E iniziò un rapido discorso al termine del quale ci fu un ordinato e composto scroscio di applausi e risa.
Signori, è il momento del brindisi.
Nella grande sala erano entrati due inservienti portoricani con il carrello del punch, in un silenzio quasi ultraterreno. I signori M. riempivano personalmente i bicchieri ai loro ospiti e nessuno di loro rifiutò il punch. La servitù uscì in silenzio dalla stanza e chiuse le porte dietro di sé.
...(risate)...a presto mio caro...grazie per la splendida festa...è permesso?...ci rivediamo presto...un abbraccio...(risata baritonale)...cari, aspettatemi, vengo con voi...
I signori M. si guardarono soddisfatti e, mano nella mano, andarono a distendersi per terra accanto ai loro invitati. Tutti si erano compostamente distesi l’uno accanto all’altro, chi abbracciato, chi più in disparte. Qualcuno stava ancora ridacchiando.
...splendida festa...
...Notiziario delle 7:00. Suicidio collettivo a S. A. I membri della setta apocalittica del “Sole Nero” di T. si tolgono volontariamente la vita in una cerimonia privata. La squadra di polizia mobile, su segnalazione anonima, è penetrata stamattina nella villa di Tom e Anita M., leaders fondatori della setta, e si è trovata di fronte ad un macabro scenario: i 35 membri della setta e i loro guru, rannicchiati in posizione fetale sul pavimento dopo aver assunto una bevanda avvelenata. Su un tavolo una lettera sottoscritta da tutti i membri, intitolata: Per la salvezza delle nostre anime...
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nero_veneziano
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3/11/2008
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martedì 4 marzo 2008
Vento
L'aria era frizzante come non mai e per lui ogni lieve sospiro del vento era segnale di un nuovo brivido, come se mille piccole dita fredde gli accarezzassero tutte insieme il corpo bruciante di eccitazione.
No, non gli era bastato. La riguardò, cercando di indagare sul misterioso sorriso di lei.
Stava forse ripensando ai momenti precedenti? Quando se ne stavano entrambi avvinghiati in quell'angolo di mondo dimenticato da ogni forma di vita?
Eccetto il vento, ovviamente. Il vento c'era sempre, lo accompagnava nelle sue notti di passione nei sobborghi di quella che le persone normali chiamano vita. Era lì che l'aveva conosciuta, anche lei, come lui, una tra i tanti prigionieri di quel mondo gelido. L'aveva desiderata fin dal primo istante. I loro sguardi si erano incrociati per caso e come una raffica di vento l’aveva stretta a sé in una morsa di passione.
Lei lo fissava negli occhi, ma non si leggeva nessuna forma di piacere nel suo sguardo. Probabilmente quella notte non doveva essere la sua prima volta. Lui lo poteva intuire dal molleggiare inerte e senza vita del corpo di lei ai colpi pelvici che le assestava; pareva come se avesse ripetuto il medesimo noioso copione così tante volte da esserne esausta.
Ma a lui non interessava. Sentiva di doverla avere, quello era l’importante. Come se gli fosse stato suggerito dal vento, che ora infuriava in mezzo a loro. Pareva incitarlo nei suoi gesti, accompagnarlo nei movimenti come un burattinaio invisibile. Lui la stringeva tra le braccia e le passava le mani sui piccoli seni rotondi, le strizzava i capezzoli induriti più dal freddo che dall'eccitazione. Che strano sguardo, bella. Potresti almeno fingere.
Finì tutto troppo presto, in una feroce scarica umida.
Lei adesso stava distesa nuda sull’asfalto freddo con gli occhi sbarrati . Lui si era tirato su la lampo e fumava nel silenzio della notte. Non una parola. Se l’aspettava meglio quella scopata, non c’è che dire.
Sì, La notte è ancora giovane. C’è molto altro da fare...
Le lanciò un’ultima occhiata. In fondo, non aveva neanche un bel sorriso...
Si strinse nel cappotto e se ne andò, accompagnato dal vento, come due vecchi compari.
La lasciarono lì,con un timido rivolo di sangue che le colava dalle orecchie, a fissare il vuoto nel freddo immobile.
Pubblicato da
nero_veneziano
alle
3/04/2008
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